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Il Progetto

idobu si legge “AI DOB IU”, con un suono simile ad I LOVE YOU, dove DOB nasce dell’acronimo di “Date of Birth: dob” 

La storia di IDOBU nasce nel 2011 durante il primo compleanno di Mattia, un fantastico bambino figlio di uno dei più importanti compagni di viaggio della mia storia.

A quella festa avevo trovato una scatolina colorata, dove i genitori erano invitati ad inserire un piccolo contributo per l’educazione di bambini delle regioni di Lubombo e Shewula in Swaziland (tramite cospe.org). L’idea mi aveva affascinato.

Qualche anno dopo, nel 2015, al Festival del Fundraising un bellissimo intervento di Kaitlyn Jankowoski di Charity Water raccontava storie e dettagli dietro la loro campagna di raccolta fondi, dove i campaigner erano privati cittandini, bambini, volontari… La prima campagna di compleanno aveva avuto risultati importanti (9 Milioni di dollari raccolti con i compleanni).

Nel 2015 un amico di una delle mie vite precedenti (Lorenzo, ora stakeholder) mi invita, tramite Facebook, a fargli un regalo diverso, effettuando una donazione per regalare dei giochi ad i bambini di un ospedale del suo paese.

E dato che, spesso, tre indizi fanno una prova, era venuto il momento di approfondire la possibilità di trasformare questi stimoli in qualcosa di più.

Nell’estate del 2015 inizia lo studio delle ipotesi tecniche e viene steso un primo business plan. Poche informazioni, ma sufficienti per confrontarmi con un po' di amici imprenditori con i quali siamo soliti scambiarci opinioni sulle nuove idee, in modo schietto e talvolta spietato. Ne esce un verdetto insolito: il progetto piace e sembra stare in piedi, numeri alla mano.

Si parte.

Il primo a cascare capo e piedi nella rete del progetto è Fabrizio Arzeni (adesso main stakeholder / lead dev), sviluppatore fullstack, anni di esperienza nello sviluppo prodotti software e un’incredibile passione per le tecnologie, la giustizia sociale e la risoluzione di problemi spinosi.

A quel punto era necessario trovare il finanziamento iniziale per poter “portare a casa” un minimum viable product (MVP) da validare con un po' di buone organizzazioni con cui lavorare e degli utenti con cui interagire. Metassistant srl, società che è sempre stata disposta a valutare le mie idee (fermo restando che quasi tutti i progetti sono sempre stati fermati dalla rigorosa logica del CEO genovese) questa volta si fa persuadere e ci supporta con la liquidità necessaria ad iniziare.

Nel team mancavano ancora delle competenze, e del supporto. Facciamo salire a bordo subito Francesco Pallanti, uno tra i veri amici che sono cresciuti a pane, internet e Nutella (ad esser precisi, si trattava di Gianera di Slitti ndr) da tempi non sospetti, ora CMO e stakeholder e Francesco Baldini (stakeholder), che dal 1999 mi accompagna in quasi tutte le avventure più improbabili.

A Settembre 2015 inizia lo sviluppo del progetto, e mentre capiamo quello che vogliamo fare e dove vogliamo andare scopriamo che l’unione di professionalità,  abbastanza scafate da non peccare di ottimismo, è un buon mix.

A marzo 2016, con già alcune grandi organizzazioni pronte a partire ed una roadmap perfettamente in linea con le attese, pubblichiamo la prima versione di idobu.org.

Dopo solo 6 mesi di sviluppo.

Il resto, è storia da scrivere.

Daniele Cirio - idobu CEO